Tecniche Costruttive · 5 min di lettura
Geroglifici e Bassorilievi: Le Tecniche di Scultura Murale
Bassorilievo geroglifico, Tempio di Kom Ombo. Foto: Rémih, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.
Le pareti dei templi e delle tombe egizie non erano semplici superfici decorative: costituivano un vero e proprio supporto testuale e rituale, scolpito con tecniche precise che permettevano di scrivere iscrizioni geroglifiche e rappresentazioni figurative destinate a durare per millenni. Comprendere queste tecniche aiuta a leggere l'architettura egizia come un insieme inseparabile di struttura e decorazione.
Rilievo in rilievo e rilievo in incavo
Gli scultori egizi utilizzavano principalmente due tecniche di intaglio su pietra. Il rilievo in rilievo (o rilievo sporgente) prevedeva l'asportazione della pietra circostante alla figura, che rimaneva così in leggero aggetto rispetto alla superficie. Il rilievo in incavo, più diffuso negli spazi esterni esposti alla luce diretta del sole, prevedeva invece l'incisione del profilo della figura verso l'interno della pietra, in modo che l'ombra prodotta dal sole ne accentuasse i contorni.
- Rilievo in rilievo: figura leggermente sporgente dalla superficie
- Rilievo in incavo: profilo inciso verso l'interno della pietra
- Scelta della tecnica legata anche all'esposizione della parete alla luce
Le fasi del lavoro
Il processo iniziava con la tracciatura preparatoria della composizione sulla parete, spesso realizzata con una griglia proporzionale che garantiva coerenza nelle figure umane e divine. Seguiva l'intaglio vero e proprio, eseguito con strumenti in rame o bronzo e con abrasivi in pietra dura, e infine la rifinitura dei dettagli, come le iscrizioni geroglifiche che accompagnavano quasi sempre le scene figurate.
Colonne come superficie narrativa
Colonne decorate, Tempio di Luxor. Foto: Shannon Hobbs, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons.
Le colonne monumentali dei templi, come quelle di Karnak e di Luxor, non erano soltanto elementi strutturali di sostegno: le loro superfici curve venivano interamente ricoperte da colonne di geroglifici disposte in verticale e da scene rituali, trasformando ogni singolo pilastro in un supporto narrativo autonomo, leggibile percorrendo fisicamente lo spazio del tempio.
La policromia originaria
Contrariamente all'aspetto attuale della pietra nuda che osserviamo oggi nei siti archeologici, i bassorilievi egizi erano quasi sempre dipinti con pigmenti minerali vivaci, in particolare ocra rossa e gialla, blu egizio e verde malachite. Le tracce di colore sopravvissute in alcune aree protette dagli agenti atmosferici permettono agli egittologi di ricostruire l'aspetto originario, molto più vivido di quanto la pietra spoglia lasci oggi immaginare.
Scritto da Lorenzo Bianchi
Storico dell'architettura, Bologna. Scheda verificata e aggiornata il 10 agosto 2026.
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